In questa fase segnata da pesanti contraddizioni nella lotta contro i poteri mafiosi e il sistema di complicità di cui si avvalgono non è facile individuare e approfondire un obiettivo concreto, raggiungibile, tale da incidere nei territori dominati o contaminati dagli interessi illegali.
Con il suo Federalismo criminale Nello Trocchia ci è riuscito, fra tante contraddizioni preoccupanti.
Le inchieste giudiziarie che investono importanti amministrazioni di città e regioni rette dal centrosinistra pongono nuovamente in primo piano l’antica ‘questione morale’ e il confine spesso oltrepassato fra le responsabilità etiche e politiche di chi rappresenta i cittadini-elettori e l’opaco mondo degli affari e degli appalti, che per il massimo profitto infrange trasparenza e regole, spesso nella contiguità o nella copertura di interessi illegali e in alcuni territori direttamente mafiosi.
Eppure l’espandersi della corruzione e del voto di scambio, che colloca l’Italia molto in basso nella classifica mondiale della buona amministrazione, non induce a un generale soprassalto di allarme, né alla conseguente azione di pulizia e di rinnovamento che investa allo stesso tempo le istituzioni, i partiti, la società civile. Di questo vuoto di denuncia e di intervento il sistema dell’informazione, per lo più alli- neato con il potere e con i potenti, distolto da valori professionali e culturali di ricerca della verità, di memoria e conoscenza della realtà, ha la sua parte di responsabilità.
Così Libera porta a Casal di Principe e a Napoli centocinquanta mila giovani, associazioni, volontariato, per chiedere verità e giustizia per le tante vittime innocenti delle mafie, ma la grande stampa ne fa un evento fra i tanti e il governo, del tutto assente, ne ignora le richieste. Come è avvenuto del resto per i due milioni di lavoratori riuniti a Roma al Circo Massimo dalla Cgil per il lavoro, i diritti, l’integrazione multietnica.
Così magistrati e investigatori intensificano in tutt’Italia arresti per riciclaggio e investimenti illegali di capitali sporchi, dall’Umbria alla Lombardia e al- l’Emilia e ancora una volta i media, come il governo e almeno in parte anche l’opposizione, ne ignorano il retroterra e la portata ormai sistemica, non inserendo la questione fra i temi centrali dell’agenda nazionale. L’opinione pubblica di gran parte d’Italia resta così indifferente, immersa nella cronaca nera più emozionale, dagli efferati delitti agli stupri classificati per etnie, in un’insicurezza frutto di campagne a comando e di deviazioni consumistiche dell’informazione, mentre si diffondono a macchia d’olio razzismo, xe- nofobia, rigurgiti neonazisti. Ed è ancora ferma la nuova Commissione parlamentare antimafia, mentre con il secondo lodo Alfano il premier prepara una riforma della giustizia che, ben lontana dalle reali ne- cessità dei cittadini e dall’incidere sulle vergognose disfunzioni e lentezze dei processi, comprese le non poche responsabilità corporative di parte dell’ordine giudiziario, tende invece a colpire con gli sbarramenti alle intercettazioni l’operatività dei magistrati di pri- ma linea e con assurde proibizioni di pubblicazione la libertà dei giornalisti e il sacrosanto diritto degli italiani a conoscere i problemi, i personaggi e i lati oscuri della realtà in cui vivono.
E intanto restano tranquillamente nel Parlamento e nel Governo personaggi indagati, come il sottosegretario Nicola Cosentino, accusato di stretti rapporti con i clan camorristici da ben cinque pentiti ritenuti attendibili, ma salvato da una richiesta di dimissioni fallita per l’assenza al momento del voto di una buona parte dell’opposizione, che pure l’aveva autorevolmente presentata.
Infine il terremoto in Abruzzo ha posto in rilievo la macroscopica contraddizione fra quanto Berlusconi con asfissiante continuità ha ripetuto a l’Aquila, sotto i riflettori delle televisioni, in conferenze stampa a getto continuo e l’invito a mettere in secondo piano le inchieste giudiziarie sulle responsabilità per il crol- lo di edifici civili di recente costruzione, rispetto alle esigenze di una ancora non definita ‘new town’... Per tacere invece sul concreto rischio di infiltrazioni ma- fiose negli appalti della ricostruzione, in una regione che – come ha dimostrato anche il dossier realizzato da Libera Informazione – è da tempo oggetto di infiltrazioni mafiose, con inchieste giudiziarie aperte e sequestro di beni di origine criminale. Una vistosa contraddizione con l’allarme lanciato dalla Procura del capoluogo regionale e avallato dal procuratore nazionale Piero Grasso, che ha incaricato quattro va- lidi magistrati antimafia di vigilare per evitare il ripetersi di quanto accadde ad esempio con il terremoto in Irpinia.
In questo quadro complesso e per molti aspetti preoccupante, è davvero prezioso il contributo offerto da Nello Trocchia con il suo libro dal titolo lucida- mente provocatorio, Federalismo criminale, un viaggio senza remore, né risparmio di documentate denunce, nei territori dove sono state sciolte amministra- zioni colluse o infiltrate dalle mafie, documentando responsabilità politiche, imprenditoriali, affaristiche, come complicità burocratiche che sono una maglia essenziale nella rete di interessi che in molti territori domina illegalmente il mercato degli appalti e la gestione di fondi pubblici.
Forte delle sue esperienze professionali in giornali e periodici, come da ultimo a Econews e ad Articolo 21, Nello Trocchia sviluppa e corona con Federalismo criminale anche un serio percorso universitario di preparazione e approfondimento tematico, dedicandolo non a caso a due giovani giornalisti caduti per mano mafiosa, Giancarlo Siani e Peppino Impastato. Dunque un tassello importante nel complesso mosaico dell’azione antimafia, che sarà prezioso per chi vorrà farne uso, a partire dal distratto e ambiguo mondo dei media e di coloro che portano, a livello politico e istituzionale, la pesante responsabilità di difendere da uno spietato nemico la democrazia e il futuro di tutti.
Roberto Morrione